Stryper Alcatraz, Milano 19/01/2010 




Avevo cominciato a perdere le speranze, quando all'improvviso leggo l'annuncio di una estesa tournée europea degli Stryper, i capostipiti di quello che oggi viene definito come Christian Metal (oppure White Metal), etichetta che sinceramente lascia un po' il tempo che trova, almeno per il sottoscritto. Sono serviti i festeggiamenti per il 25esimo anniversario di carriera per riuscire a portare questa band in Italia (il che volendo fare la battutaccia si potrebbe dire che la cosa risulta strana visto che siamo il paese cattolico per eccellenza, nonché sede dello Stato della Città del Vaticano!). Una band che mi è capitato sentire essere denigrata per il solo motivo di scrivere testi completamente impregnati di quel sentimento religioso che questi quattro americani non hanno mai voluto nascondere! Sentimento che anzi, probabilmente li ha resi particolarmente famosi nell'ambito proprio perchè contrariamente ai classici stilemi secondo cui la band heavy metal doveva (e deve) per forza parlare di satana, guerra, sesso, droga, metallo come ragione di vita e tante altre cose (tendenzialmente cattive), loro hanno scelto di far veicolare attraverso le loro canzoni il messaggio di Cristo e della religione cristiana. Il mondo è bello perchè è vario, personalmente non mi sono mai sognato di precludermi l'ascolto di un disco semplicemente perchè parla di qualcosa che non mi piace o perchè trasmette idee che non condivido. Valuto un disco in base alla musica che contiene, e penso che nessuno possa obiettare qualcosa sulla capacità di comporre musica e di suonarla dal vivo di questi quattro americani, cresciuti con lo stesso metallo pesante di tutti noi (Iron Maiden, Judas Priest e via andare...per fare nomi che loro stessi hanno citato come loro influenze musicali) e capaci, dopo 25 anni, di suonarlo ancora e di reinterpretarlo alla luce dei cambiamenti intercorsi nella musica da quando, nel 1984, fece la comparsa sul mercato la loro prima uscita discografica, “The Yellow And Black Attack”.
Contrariamente a quanto annunciato, nessuna band di supporto ha scaldato il pubblico, accorso in buona quantità all'Alcatraz di Milano, prima della “venuta” (passatemi il termine, in questo caso ci sta benissimo!!) di Michael Sweet e soci. Poco dopo le nove di sera, davanti a circa 500 persone, fanno il loro ingresso sul palco gli Stryper, purtroppo non più vestiti con le mitiche tutine gialle e nere che li hanno resi celebri, ma con un vestiario molto più moderno ed una strumentazione interamente evocativa dei loro colori preferiti! L'inizio è di quelli col botto, viene infatti eseguita “Soldiers Under Command” opener del disco omonimo del 1985! E subito si comincia a fare headbanging direi! Il sound è ottimo, strumentazione moderna al servizio di un suono heavy di grande impatto, estremamente pulito e preciso. Da subito si capisce che la band ha veramente un “tiro della madonna”, Michael Sweet non perde tempo e mette in mostra la propria ugola, che non sembra avere perso molto nel corso del tempo (lo testimonia anche il fatto che è stato scelto come loro attuale cantante dai Boston) e si attesta su ottimi livelli per tutta la durata del concerto. Il secondo brano è “Murder By Pride” dal nuovo omonimo disco, spezza per pochi minuti il legame con il passato, che riaffiora con “Loud 'N' Clear” dove il pubblico canta in coro con la band, seguita da altri due estratti da “Soldiers Under Command” quali “The Rock That Makes Me Roll” e “Reach Out” canzone che personalmente mi fa aprire gli occhi su un elemento fondamentale di questa band: i cori! Preciso, non ho mai sentito nulla di simile fino ad ora, tanto Sweet quanto Fox ed il bassista Tracy Ferrie (unico non della vecchia formazione, sostituisce infatti Tim Gaines) li eseguono in maniera perfetta, rendendoli uguali a quelli sui dischi (può non piacere la loro musica, ma i cori degli Stryper rappresentano delle vere perle soprattutto in termini di esecuzione). Se alcune canzoni personalmente non mi hanno mai fatto impazzire (tra cui la stessa “Reach Out” che però ha dei cori meravigliosi), risultano un po' povere in termini di songwriting beh, i chorus sono sempre studiati alla perfezione riuscendo a dare un tocco personale a canzoni che magari non brillerebbero affatto di luce propria. Proseguendo nella scaletta, come a voler seguire un vero e proprio percorso temporale, la band si lancia nell'esecuzione di tre brani tutti estratti da “To Hell With The Devil” del 1986. “Calling On You” e “Free” esaltano ancora una volta le capacità corali della band, prima di dare nuovamente spazio ad un brano un po' più sostenuto ed heavy, come “More Than A Man” dove questa volta è la sola voce di Sweet a mettersi maggiormente in mostra con ottimi acuti degni del brano su disco! Termina così una prima parte di scaletta, ottimamente eseguita e con praticamente solo vecchie glorie del passato. Intrattenendo il pubblico, Michael intravede le magliette dei ragazzi in prima fila e si lascia andare citando band quali Iron Maiden, Judas Priest, Van Halen come loro principali fonti di ispirazione e senza molti altri indugi, ecco che inaspettatamente la band si lancia nell'esecuzione di “Breaking The Law”, eseguita fino al ritornerllo ed accenna poi qualche secondo “The Trooper” per poi tornare in scaletta e suonare un'altra cover, questa volta dei Boston, band dove milita attualmente il leader degli Stryper. Il brano in questione, “Piece Of Me” (lo si trova sul disco nuovo della band, “Murder By Pride”) risulta dannatamente Boston senza però tradire il sound della band e tra l'altro la voce ci calza veramente bene. Subito a seguire un nuovo brano incluso nel disco uscito l'anno scorso, si tratta di “4 Leaf Clover” brano a mio parere assolutamente insipido, con un songwriting anche abbastanza moderno in netto contrasto con tutto il resto della scaletta. Immediatamente dopo ecco la ballad che tutti aspettavano (tranne me, ahahaha), “Honestly” viene eseguita senza intoppi, cantata dal pubblico con qualche timido accendino che crea l'atmosfera che si addice al caso, ma personalmente continua a non dirmi nulla! Anzi, mi mette in evidenza una particolarità della voce di Sweet che non mi è piaciuta molto. Ossia, la sua scarsa versatilità nel cambiare tonalità, riuscendo benissimo in quelle medio alte, molto meno in quelle basse. Questo, secondo me, col tempo risulta un po' stancante e rende piatta la voce (parere assolutamente da profano, ma questa l'idea che mi son fatto). L'ultima parte di scaletta inizia con “Open Your Eyes” dal disco della reunion “Reborn”, seguito da “All For One”, brano caratterizzato da quell'hard rock roccioso e potente di “Against The Law”, disco da cui purtoppo non è stata estratta nessun'altra canzone (ahimè, perchè il disco è molto bello anche se un po' diverso come songwriting e come sonorità dal precedente “In God We Trust”, ma altrettanto valido e con brani ben migliori di quella messa in scaletta). Nuovamente al presente con “My Love” tratta dal nuovo disco e poi un nuovo salto indietro nel tempo, di ben 23 anni, con “The Way” estratta da “To Hell...”. Il saluto non convince nessuno, ed infatti dopo pochissimi minuti, le note di “The Abyss” fanno capire che di li a poco l'audienceavrebbe potuto scatenarsi sulle note di “To Hell With The Devil” il cui ritornello viene cantato in coro da tutto il pubblico! Purtroppo però l'esibizione della band si conclude qui, tralasciando del tutto il disco “In God We Trust” senza aver neppure eseguito la title-track, che avrebbe veramente coronato una prestazione eccellente ed una scaletta che, con qualche alto e basso, è stata comunque molto buona e praticamente quasi del tutto orientata verso il passato. Ma d'altronde, la discografia degli Stryper comincia ad essere di quelle importanti, quindi necessariamente sono state escluse canzoni che magari al pubblico sarebbero state maggiormente gradite di brani nuovi (poveretti, il disco nuovo hanno pure il diritto di promuoverselo però!) o di qualche brano lento.

Nel complesso non ci si può prorpio lamentare, la band ha fatto un ottimo lavoro, c'è ache stato verso metà concerto o poco oltre (non ricordo il momento esatto, me ne scuso) il tradizionale lancio delle bibbie al pubblico!! Musicalmente ineccepibili, cori da paura, ottime voci, ottimi suoni (grazie anche all'Alcatraz che ormai rimane l'ultimo vero baluardo che ospita heavy metal nella cara vecchia Milano forse un po' troppo incline a discoteche e musica “di tendenza”!). What else?! Un'ora e mezza abbondante di hard & heavy americano per iniziare l'anno concertistico dopo la pausa natalizia direi che è stata graditissima!

p.s. Il tentativo di ridurre la lunghezza dei miei report è clamorosamente fallito, ahahaha!

p.p.s. Un saluto a Daniela, Fabrizio, Andrea e Diletta con cui ho condiviso il piacere del concerto e della serata e le emozioni “a caldo” dopo la fine dell'esibizione (soprattutto, grazie per la news dei Foreigner che non avevo letto da nessunissima parte, ahaha!!!). 



Xeper


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