HISTORICAL ALBUM          "BRITISH STEEL"       JUDAS PRIEST         1980



Siamo nel 1980 e una delle pietre miliari dell’Heavy Metal sta per invadere tutti i negozi musicali, “British Steel”: il sesto album da studio di una delle band più rappresentative del movimento metallico pre NWOBHM, i Judas Priest, che contiene alcuni dei più grandi classici del ‘Prete di Giuda’ e dell’Heavy Metal in generale. Ricordiamo che a fine anni’70 i soli Judas Priest con Ac/Dc e Motorhead tenevano alta la bandiera dell’Heavy Metal nel mondo. Se poi pensiamo che gli AC/DC passavano da un Heavy sfrenato ad un Hard Blues particolarissimo e i Motorhead mescolavano l’Heavy Metal con il Punk e il R’N’R, ( i Black Sabbath non esistevano più dall’abbandono di Ozzy), possiamo capire che in fin dei conti il peso di difensori dell’HM veniva sostenuto dai soli Judas Priest. Il titolo emblematico dell’lp in questione, “British Steel”, fu ispirato dalle lamette per rasoi Gillette, che recavano proprio la dicitura “British Steel” per indicare che erano prodotte con acciaio britannico. E i membri della band conoscevano bene l’acciaio britannico in quanto erano operai nelle acciaierie. In realtà, quelle lamette diventarono anche il soggetto della copertina dell’album: una mano (da notare il bracciale borchiato al polso) che sorregge una lametta con inciso sopra il logo della band inglese e il titolo dell’album (curioso il fatto che inizialmente la copertina era stata concepita diversamente, infatti dalle dita della mano sarebbero dovuti fuoriuscire rivoli di sangue che furono poi censurati perché giudicati, per l’epoca, troppo violenti). L’album, registrato in Inghilterra nella stessa abitazione (o meglio, nella stessa villa) dove John Lennon e Yoko Ono avevano passato parte della loro vita ma distribuito per conto della Columbia. Preceduto dal singolo “Livin After Midnight” che si piazzò al 12° posto delle chart, British Steel toccò la 4° posizione , un risultato eccezionale per un album HM. Si parte in quinta con “Rapid Fire”, dal riff velocissimo e potente che poteva nascere solo dal genio di due chitarrist come Glenn Tipton e KK Downing. Dopo un ‘crescendo’ di batteria di Dave Holland subentra la voce tagliente di Rob Halford (la più grande ugola in fatto di screaming della storia) che si amalgama alla perfezione con i riff delle twin guitars. Ma è verso la metà del brano che un gioco di chitarre e voce lascia stupito l’ascoltatore: gli assoli dei due axeman sono interposti tra un verso e l’altro, KK Downing attacca con un fraseggio da pelle d’oca, e dopo il verso incisivo di Halford è Tipton a rispondere a Downing con la stessa frase ma con l’aggiunta di qualche altra nota e così via per un susseguirsi di assoli ‘botta e risposta’ ripresi successivamente da molti altri gruppi ma mai eguagliati. “Rapid Fire” si chiude con uno screaming del biondo singer inglese accompagnato da chitarre e batteria che si fanno sempre più potenti. Si passa quindi alla fantascientifica “Metal Gods”, divenuta poi una canzone ‘simbolo’ per la band, tanto che Rob Halford verrà soprannominato ‘Metal God’. Il riff è arcinoto, così come le linee vocali, mentre l’assolo è in puro stile Judas Priest. Ritmo cadenzato. Ma è ora di infrangere la legge e il terzo brano di “British Steel”, “Breaking The Law” ( secondo singolo che bissa il 4° posto di LAM), e il relativo riff sintetizzano al meglio il significato di British Heavy Metal. Un brano semplice ma efficace, forse il più famoso di tutta la carriera del ‘Prete di Giuda’ che si commenta da solo e che ribadisce che i cinque musicisti inglesi sono destinati a diventare delle leggende. Un giro di chitarra orecchiabilissimo ma allo stesso tempo Heavy al 100%. Segue “Grinder”, un cinico brano ritmato come un’esercitazione militare e duro come un’incudine, caratterizzato da una prestazione canora del ‘Metal God’ eccellente che raggiungerà il top dal vivo. L’assolo, benché non brilli per lunghezza, è trascinante come pochi, ma bisognerà ‘transitare’ per “United” ( terzo singolo piazzatosi ad un discretissimo 26° posto), una specie di inno che ruota intorno al cantato, sicuramente la canzone più commerciale del disco, prima di passare a “You Don’t Have To Be Old To Be Wise”, track che stabilisce una specie di linea di continuo con “Grinder”. L’impatto ritmico che si ha con il brano rimanda infatti a “Grinder”, i riff sono ben scanditi e, insieme al basso di Ian Hill e alla batteria di Dave Holland, vanno a costituire quel muro di suono che per tutta la durata del brano sorreggerà le parti vocali dove Halford darà il meglio di sé proponendo acuti come solo lui sa fare. I Judas Priest non mollano e dopo “You Don’t Have…” il ‘testimone’ viene passato a “Living After Midnight” che con i suoi riff tiratissimi e ritornelli impossibili da cantare a ‘squarcia-gola’ davanti allo stereo diventerà un altro dei grandi classici onnipresente in qualsiasi concerto e best of del gruppo. La “We Are The Champions” dei Priest. La successiva “The Rage” è un’altra perla di cui non ci si può non innamorare e gli acuti di Rob Halford sono forse i più alti di tutto l’lp. “The Rage” è penalizzata solo da un’intro ed un interludio di basso al confine con il reggae, perché per il resto non ha nulla da invidiare alle altre canzoni del disco; non mancano ovviamente riff esplosivi e assoli ribattuti veramente metallici. Forse la canzone più Heavy in assoluto, niente spazio a melodie o ritornelli orecchiabili, HM puro ed è la sola canzone dei Priest (insieme a Love Bites) ad inziare con un intro di Ian Hill. Il ruolo di ‘closer’ viene affidato alla durissima “Steeler”, un brano che segue un pò lo schema di “Rapid Fire”, infatti ascoltando le due track attentamente noterete che hanno vari punti in comune e questo mi fa pensare che la scelta di aprire e chiudere l’album con due brani simili nella loro diversità non sia proprio casuale. “Steeler” si chiude, così come “Rapid Fire”, con un crescendo che si fa potentissimo e durissimo, soprattutto considerando la release date del disco. Nella versione rimasterizzata del CD sono presenti (come d’altronde in tutti i ‘rimastered’ dei Priest) due bonus track: la prima, “Red, White & Blue” è un inedito da studio che, come suggerisce il titolo, è una sorta di inno all’Inghilterra (così come nei testi tanto nella musica); la seconda è un’eccezionale versione live di “Grinder” tratta dal concerto in quel di Long Beach (California). Come già detto in precedenza, il brano suddetto guadagna qualche marcia in più in sede live, e in questo caso va a chiudere in bellezza un album che era già un capolavoro di per sè. “British Steel” è uno di quegli album imprescindibili nato dall’estro dei ‘preti del Metal’, veri e propri ‘dèi’ e ispiratori per le giovani leve della New Wave Of British Heavy Metal, che proprio in quegli anni esploderanno!B.S. sarà ricordato per sempre come una pietra miliare del genere.

Voto: 10/10

Tracklist:

Rapid Fire
Metal Gods
Breaking The Law
Grinder
United
You Don’t Have To Be Old To Be Wise
Living After Midnight
The Rage
Steeler
*Red, White & Blue
*Grinder (Live)

*Bonus Tracks (presenti solo nella versione rimasterizzata del CD)

Line-up:

Rob Halford – voce
KK Downing – chitarra
Glenn Tipton – chitarra
Ian Hill – basso
Dave Holland - batteria

Neon Knight e MetalBurn!


COMMENTI

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Autore: stormbringer
Inserito il: 06/09/2007
Messaggio: Questo disco è il perfetto disco metal che pochissimi riescono a fare. Ci sono persino 3 hit singles puro heavy metal (ora assolutamente inimmaginabile) vicino ad episodi più estremi: è tutto perfetto, un manifesto con il quale il metal futuro dovrà per forza fare i conti. Persino la produzione è assolutamente sensazionale: pulita ma potentissima allo stesso tempo.

Autore: MetalBurn!
Inserito il: 06/09/2007
Messaggio: I Judas Priest sono la band HM per eccellenza e British Steel è la loro bandiera!

Autore: Woodman87
Inserito il: 07/10/2007
Messaggio: be' che dire di questo album...unico...le canzoni son dei veri e propri gioielli, dall'inizio alla fine il disco si mantiene su livelli eccellenti...e poi ho sempre avuto un debole per "livin after midnight"! insieme a Painkiller è il mio album preferito dei Juads Priest

Long live Judas fuckin' Priest!

Autore: Gunfighter
Inserito il: 31/12/2007
Messaggio: Album tra i più rappresentativi in assoluto della nostra amata musica Heavy Metal, sia a livello iconografico (la copertina è mitica! Io ho anche la maglietta) che, cosa più importante, musicale, con una tracklist assolutamente perfetta e senza la benchè minima traccia di riempitivi!
Non è un caso se ancora oggi è uno dei dischi da cui i Judas traggono più pezzi dal vivo.

La mia preferita in assoluto è forse Metal Gods (una vera e propria lezione su come si scrive un mid tempo HM).

Autore: MetalBurn!
Inserito il: 31/12/2007
Messaggio: era l'anno di grazia 1980! Ogni canzone è un capolavoro de devo fare un nome dico "The Rage" sempre sottovalutata ma ha una grinta quella canzone unica!

Autore: Mariano CN
Inserito il: 26/07/2009
Messaggio: Secondo me il loro CAPOLAVORO assoluto!! Chitarre taglienti come rasoi ed il loro pezzo "simbolo" METAL GODS. Visto che quest'anno lo riproporranno interamente dal vivo mi auguro che ne venga fuori perlomeno un DVD. Questi sono I Judas Priest nella loro veste migliore. Non possedere BRITISH STEEL è grave come non avere ACE OF SPADES, ovvero i capisaldi del metallo anni '80...e non solo!!

Autore: raf meine
Inserito il: 26/09/2009
Messaggio: primo vero successo internazionele dei JUDAS PRIEST...le canzoni sono tutte potenti e orecchiabili...effettivamente è il migliore fino al 1990...poi arrivò "Painkiller" a sostituirlo...però, attenzione: il vero capolavoro di Tipton e soci si chiama UNLEASHED IN THE EAST (1979)...live di cui si parla sempre troppo poco, in quanto parecchi metal-kid li conoscono davvero da BS in poi...UITE è la summa dei primi 5 album dei nostri, e li fotografa nella loro dimensione migliore: quella live! A tal proposito, ripescatevi anche l'esibizione al festival di Dortmund nel 1983...su DVD!

Autore: Frank
Inserito il: 11/12/2009
Messaggio: Un capolavoro di puro heavy metal! Rob Halford è in forma strepitosa.