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Yngwie Malmsteen’s Rising Force – Perpetual Flame 2008
Sarà per la devozione che provo verso il guitar hero svedese Yngwie J. Malmsteen, sarà perché la sua musica incarna alla perfezione quelli che sono i miei gusti musicali, sarà perché rappresenta il mio più grande punto di ispirazione per quanto riguarda lo studio della chitarra, ma non posso nascondere che ho atteso con estrema ansia questo nuovo capitolo discografico targato “Yngwie Malmsteen’s Rising Force”.
“Perpetual Flame”, prodotto per la “Rising Force Records” (ovvero gli studi personali del chitarrista situati direttamente all’interno della sua villa) e distribuito in Europa tramite Audioglobe, non lascia adito a dubbi a partire dall’emblematica copertina raffigurante una foto del chitarrista mentre imbraccia la sua Fender Stratocaster giallo crema mentre delle fiamme escono dalla sua mano sinistra per adagiarsi lungo il manico scaloppato e verso la “palettona” tipica delle Stratocaster dei 70’s e delle riproduzioni di quei modelli di chitarre. Bene in evidenza gli inseparabili anelli e bracciali di Yngwie, l’orologio a destra, il ciondolo dorato a forma di plettro, quello raffigurante il Cavallino Rampante della Ferrari, ed il crocifisso con inciso il proprio nome, più ovviamente la tracolla leopardata intorno alla Fender ed il rosso jack con attacco placcato in oro della Di Marzio.
Sul retro del cd, una bellissima foto di Malmsteen sul palco di fronte ad un muro di Marshall. Nel booklet apribile altre due foto di Yngwie di cui una col grandangolo nel suo studio con in braccio un’altra Strato giallo crema ed il suo bianco plettro Jim Dunlop da 1.5 nella mano destra. Sullo sfondo alcune delle sue varie chitarre (oltre alle Stratocaster due Gibson Les Paul, una Flying V, un contrabbasso ed un’acustica) ed il classico muro di testate Marshall.
Dietro al libretto una foto gigante del chitarrista svedese davanti alla sua Ferrari rossa fiammante anche questa volta con la Strato giallo crema a tracolla. Da notare che non ha scattato nemmeno una foto con la mitica “Play Loud!”.
Come tutti voi saprete il disco vede alla voce Tim “Ripper” Owens, Derek Sherinian alle tastiere e Patrick Johansson alla batteria, la stessa formazione che ha accompagnato Yngwie lungo il suo tour europeo se escludiamo il basso su disco suonato, come di tradizione, da Malmsteen stesso.
Come si poteva immaginare considerate le affinità vocali fra Ripper e Vescera, il songwriting di “Perpetual Flame” è vicino agli episodi più Heavy di “Seventh Sign” e “Magnum Opus”, a partire dalla bellissima opener “Death Dealer”. Se ad aprire “Seventh Sign” vi era infatti “Never Die”, introdotta da una veloce scala minore armonica ribattuta, ad introdurre “Death Dealer” vi è un gioco di chitarre che, sfruttando ovviamente la medesima scala, crea un’atmosfera piuttosto “Vivaldesca”, per poi partire con il riff roboante della song seguito da un potente acuto di Ripper. Il brano è una scarica di adrenalina che ti prende fra capo e collo lasciandoti esamine per la sua potenza e irruenza. Song decisamente Heavy Metal molto vicina a brani come la già citata “Never Die” e “The Seventh Sign” (quest’ultima soprattutto per il riff incandescente). Una bellissima progressione di triadi in sweep picking prettamente neoclassica introduce al magnifico assolo in pieno stile Malmsteen, anche l’assolo ricorda abbastanza da vicino la furibonda “Never Die”.
Il disco prosegue alla grande con il riff alla “Demon Driver” (basato dunque su accordi di quinta alterati) di “Damnation Game”, in cui Ripper continua ad arricchire il tutto con acuti di straordinaria potenza. Le coordinate stilistiche del brano sono tutto sommato simile a quelle della fantastica opener, due brani di livello assoluto e decisamente Heavy, con arrangiamenti curati alla perfezione. La produzione è migliorata decisamente se paragonata agli ultimi dischi della band, la chitarra è più scandita e, ovviamente, fa la parte del leone rispetto agli altri strumenti. Risalta parecchio anche il basso senza comunque risultare fastidioso in alcun modo. Dopo un finale tipicamente Malmsteeniano si passa così a “Live To Fight (Another Day)”, introdotta dai rintocchi di una campana e da evocative note di un sitar (suonato da Yngwie “himself”) che si vanno ad unire alle studiate linee di basso. L’epico riff che segue anticipa le linee vocali irrompenti e declamatrici di Ripper, che fanno capolino agli episodi più “epici” della carriera dello svedese. La ritmica di supporto è particolarmente violenta ed il lento ritornello trionfante dà un tocco unico alla song. L’esteso e bellissimo assolo, in frigio dominante (come del resto tutta la canzone), dà quel sapore piuttosto “orientale” alla track che va sfumando per cedere il posto a “Red Devil”, ottimo brano fresco e vivace dedicato, come intuibile anche dal titolo e confermato dal testo (“Times stadning still/And My Red Devil is Flying/Catch me if you can/Full speed ahead/In this read brutal beauty/Four hundred horses running wild”), alla Ferrari. Capolavoro, come al solito, l’assolo basato su un’ottima alternanza di modo maggiore e minore.
Il testimone viene consegnato alla declamativa “Four Horsemen (Of The Apocalypse)”, anch’essa dal sapore epicheggiante, con un assolo eccezionale particolarmente lungo improntato su di una soluzione frigia. Malmsteen è tornato più ruggente che mai, confermandosi, come se ce ne fosse bisogno, tra le più importanti icone Heavy Metal di tutti i tempi che, ancora nel 2008, sa tenere alto il proprio nome e più in generale quello – appunto – dell’Heavy Metal.
Tornando a “Four Horsemen”, l’assolo viene ripreso anche verso la fine concludendo al meglio il brano, al quale segue “Priest Of The Unholy”, uno dei più belli del disco, con delle soluzioni melodiche da far venire i brividi. Il ritornello è curato alla perfezione, e Ripper interpreta la parte ottimamente. Bello l’insistente ruolo delle tastiere che su un fraseggio minore armonico va ad adagiarsi sul tappeto ritmico tuonante creato dalla violenta chitarra di Yngwie che, appena prima dell’assolo, “duetterà” con le tastiere di Sherinian riproponendo per poi passare – dunque – al solo, anch’esso ottimamente curato, in pieno stile “Fire And Ice”- “Seventh Sign” (mi riferisco agli episodi più duri dei due dischi logicamente). Si conclude così il brano al quale segue “Be Careful What You Wish For”, track che trova il suo punto di forza nella ritmica scandita dalla chitarra e dal basso di Malmsteen e dalla batteria di Johansson.
Si arriva così a “Caprici di Diablo”, la prima delle tre strumentali di “Perpetual Flame”. L’ottimo strumentale, tutto in Em (Mi minore), è molto più vicino agli strumentali degli ultimi lavori che fanno molto leva sullo sweep picking esplorato in tutti i suoi campi (con questo brano Malmsteen aggiunge addirittura un doppio legato allo sweep su tre corde) che a quelli dei primi dischi. Si passa al secondo strumentale, “Lament”, strutturato su di un passaggio già sfruttato in “Caprici di Diablo”. Da notare una fioritura cromatica verso la fine del brano decisamente Paganiniana, espediente al quale Malmsteen non ci aveva mai abituato se non durante alcune improvvisazioni dal vivo.
“Magic City” è una canzone molto particolare, cantata interamente dallo svedese, in cui la chitarra ha il ruolo di protagonista per quasi ¾ della song. La soluzione melodica delle strofe è, come già detto, piuttosto particolare, a cavallo con un blues dal sapore Claptoniano ed i due dischi solisti di Richie Sambora, ascoltare per credere! Il ritornello però si differenzia in qualche modo dalle strofe assumendo la parvenza di una ballad. Per quanto riguarda l’assolo, invece, c’è poco da dire: 100% Yngwie J. Malmsteen.
“Magic City” si rivela una delle sorprese del disco, un brano eccezionale che costituisce un episodio a parte di “Perpetual Flame”, che si differenzia da ogni singola song dell’album.
Si arriva all’ultima track cantata del full length, “Eleventh Hour” (sul retro del disco riportata come “Leventh Hour” per un evidente errore di battitura, non l’unico a dire il vero). “Eleventh Hour” ha una struttura ritmica incalzante ed incisiva, in cui l’interpretazione di Ripper si adatta alla perfezione al testo e alle linee vocali scritte interamente da Yngwie Malmsteen (come del resto tutto “Perpetual Flame”). Da sottolineare il lunghissimo assolo elaboratissimo, tra i più belli e lunghi dell’intero album.
Il disco si chiude nel migliore dei modi con la strumentale “Heavy Heart”, che poco o nulla ha da invidiare al capolavoro “Caprici di Diablo”, incentrata su una serie di assoli improntati su un’ottima struttura ritmica.
In definitiva un album imprescindibile non solo per i fan di quello che personalmente ritengo il numero uno al mondo, ma più in generale per ogni appassionato di H/M.
Yngwie è tornato più in forma e più ruggente che mai pronto a dimostrare che, in circa 25 anni di onorata e lunghissima carriera, lui continua imperterrito a comporre album di eccellente fattura senza perdere un colpo e mantenendosi sulle coordinate stilistiche che lo hanno reso noto in tutto il mondo, tutto ciò senza mai ripetersi. Un qualsiasi “Schiller” di turno parlerebbe di “genio”…
Voto: 9,9/10
Mario Fraschetti
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| Autore: |
MetalBurn! |
| Inserito il: |
20/10/2008 |
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Rcensione capolavoro! Per quanto riguada il disco devo ancora ascoltarlo, poi ti dirò la mia. |
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| Autore: |
Neon Knight |
| Inserito il: |
20/10/2008 |
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Grazie mille, ma qui quello delle recensioni capolavori sei te!!
Sul disco appena puoi prendilo, ti piacerà moltissimo!! |
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| Autore: |
Dante84 |
| Inserito il: |
20/10/2008 |
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D'altronde quando mai nn abbia spaccato quell'uomo é la chitarra fatta a persona;un grande,che dico...un MITO!!!l'Heavy Metal é vivo piú che mai grazie-grazie-grazie.LET'S ROCK!!! |
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| Autore: |
goghinek |
| Inserito il: |
22/10/2008 |
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Il disco è molto bello, veramente bello!!!!! |
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| Autore: |
Attila |
| Inserito il: |
22/10/2008 |
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Neon Knight, dei "tecnicismi" non c'ho capito nulla, ma è certo che è il miglior disco di Malmsteen almeno da War To End All Wars, e tu sai quanto quel disco mi piaccia ;)
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| Autore: |
Nicola |
| Inserito il: |
05/11/2008 |
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Complimenti per la recensione, si vede che sei appassionato...
Anche io sono un fan di Yngwie e ho assistito ad un live in Vienna nel 2005 molto bello, anche se secondo me quel cantante dal vivo rendeva al 50%.
Parlando dell'album... sinceramente mi aspettavo qualcosina di piu, come ad esempio la parte di keyboard che e' poco presente (nessun assolo).
La produzione non e' delle migliori, soprattutto la batteria. Invece la chitarra, come dici te, si sente molto bene.
Comunque la cosa che sorprende e' il fatto che Malmsteen riesca a riproporre sempre belle melodie in ogni album... e che la sua musica non sia solo dura, potente e tecnica... ma sia anche molto melodica... questo e' il vero punto di forza che lo contraddistingue... oltre che al tocco di chitarra.
Comunque un bell'album...
mi piacerebbe che Yngwie dedicasse i suoi prossimi anni a comporre un altra opera classica... |
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| Autore: |
Neon Knight |
| Inserito il: |
06/11/2008 |
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Nicola, innanzitutto grazie mille per il commento.
Mi ha fatto piacere che la pensiamo pratiacmente uguale sul mito Yngwie J. Malmsteen, e soprattutto che non sono l'unico che desidererebbe un'altra sinfonia scritta da lui!!
Ci credi se ti dico che in media la ascolto due volte a settimana? Spesso anche due volte di fila!!
Mi sono studiato anche la maggior parte dei movimenti per chitarra, me ne mancano circa tre da imparare, è troppo bella!! |
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| Autore: |
typhoon master |
| Inserito il: |
09/11/2008 |
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Recensione stupenda!! davvero complimenti, mi piace molto la tua analisi tecnica e in proposito ti vorrei chiedere una cosa: mi sembra di notare che in caprici di diablo vi siano una cascata di sweep a 6 corde pazzeschi, malmsteen riesce a rendere melodicamente magnifiche anche le parti pù veloci!!! Seconda domanda: i primi secondi del brano sono in alternato?? se mi dici di si...butto via la mia chitarra!!! GRAZIE MILLE E COMPLIMENTI ANCORA!!! |
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| Autore: |
Neon Knight |
| Inserito il: |
10/11/2008 |
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Innanzitutto grazie infintie a te.
PEr quanto riguarda "Caprici...", sì ogni tanto (un paio di votle circa se non ricordo male, o poco più) usa qualche sweep a sei corde su accordi minori (in Em, che è anche la tonalità del brano) soprattutto per legare nel migliore dei modi alcune parti che altrimenti sarebbero state interrotte un po' bruscamente.
Riguardo la prima parte del brano, invece, come dicevi giustamente te, la pennata è alternata. In teoria quella parte la puoi fare anche con il pull off, ma non rende lo stesso effetto, si sente distintamente che lui plettra ad ogni singola nota...
ancora grazie mille,
Shred On!! |
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