WINE SPIRIT - THREE OF A KIND    2008




I Wine Spirit rappresentano una delle realtà musicali più importanti, solide e longeve del Nord Italia. Calcano i palchi dei locali di Lombardia e dintorni da ormai più di dieci anni, ed hanno avuto nel corso di questa prima decade di attività importanti collaborazioni con artisti stranieri come Glenn Hughes e U.D.O. per i quali hanno fatto da opening act, nonché partecipazioni a festival nazionali come il Gods Of Metal (edizione 2001) ed il Tradate Iron Fest (edizione 2005). Punto di forza del combo lombardo è sicuramente la stabilità della line-up, rimasta intatta nel tempo e composta da:

Graziano “Il Conte” Demurtas - Voce e chitarra
Alberto “El Guapo” Bollati - Voce e basso
Corrado “C.C. Nail” Ciceri - Batteria e cori

La produzione discografica della band inizia nel 1999 con una demo (6 brani, di cui uno ripreso proprio nel nuovo disco), seguita poi dal primo disco ufficiale “Bombs Away” (2001) e da “Fire In The Hole” (2004). “Three Of A Kind” esce il 25 ottobre 2008 per la Cama Records e vede come produttore Nicolò Fragile, nome che dovrebbe suonare familiare ai fans dei Gotthard in quanto sesto componente della band elvetica (anche se non ufficiale). Le coordinate musicali della nuova uscita non si discostano molto da quanto già precedentemente sentito con “Fire In The Hole” (che invece si discostava in modo più netto da “Bombs Away”): i Wine Spirit tengono infatti alta la bandiera dell'hard 'n' heavy nel 2008 con una proposta che unisce gli elementi classici della tradizione mescolandoli con soluzioni più “al passo coi tempi”. Tradizione, in quanto i richiami alla musica di stampo ottantiano sono facilmente riscontrabili in tutti i brani; tanto nei riff e nei solos di chitarra del Conte, quanto nelle ritmiche di Corrado oppure nelle voci, entrambe ottime, di Graziano e di Alberto che macinano grinta, rabbia e potenza, abbandonandosi spesso in acuti degni di nota. Innovazione, poiché la musica dei Wine Spirit non rinuncia a quella venatura progressiva che ha sempre contraddistinto la band anche nelle sue produzioni passate, e perché la produzione è chiaramente moderna (non modernista, sia chiaro), elemento che tuttavia non sminuisce o rovina il chiaro ”intento ottantiano” della band.
“Three Of A Kind” è composto da undici tracce per quarantacinque minuti di musica intensa e sudata. Si parte subito in quarta, con un brano come “Like A Sinner” indubbiamente d'impatto con il suo riff iniziale bello cattivo e potente che lascia spazio dopo uno stop and go ad un suono di chitarra più classico e “british”. La canzone prosegue con un ritmo incalzante, splendide a mio avviso le linee vocali di Alberto che culminano in un acuto poco prima del ritornello centrale dominato da un improvvisa accelerazione della batteria di Corrado che aggiunge grinta al brano. Degno di nota l'assolo di tastiere (le mani sono dello stesso Nicolò Fragile che si intrometterà anche in altri due brani) con un suono che vi farà pensare “ma io l'ho già sentito da qualche altra parte!”. Secondo brano è “Ink A Deal (Nothing's Real)” il cui andamento è più lento e cadenzato, con leggere accelerazioni in fase di ritornello. Bello il chorus centrale e l'assolo di chitarra di Graziano, veramente un validissimo musicista. Il terzo pezzo, “You'll Be Mine” ci riporta verso il classico pezzo hard 'n' heavy: la struttura del pezzo è molto semplice, un riff centrale veloce e di facile assimilazione, a cui segue la voce che cresce mano mano fino all'acuto e poi l'innesto della batteria che va di doppia cassa! Ok, non è un pezzo “originale”, ma dal vivo sicuramente fa muovere il culo! Con il quarto pezzo devo ammettere che il naso si è un po' storto, “The Underachiever” ha quel suono di chitarra che io non ho mai apprezzato, molto basso e distorto (mi ricorda il suono della chitarra di Zakk Wylde che come molti di voi sanno io odio!). Verso metà canzone il ritmo cambia, il riff anche ma il suono rimane troppo moderno per i miei gusti. Bello invece e con il suono pulito l'assolo di chitarra, melodico senza strafare. Peccato, prima stonatura dopo tre brani che a mio parere sono di ottimo livello! Ci vuole poco a risollevare il mio interesse nel disco, “Fist in Darkness” è quello che ci vuole, ha tutti gli elementi al posto giusto. Bei riff, belle linee vocali, un bridge ed un ritornello melodici ed una leggera venatura progressive. “Digital Jail” premetto subito è uno dei pezzi miei preferiti del disco. Ha un inizio molto cupo con un riff di chitarra che richiama i Black Sabbath (non tanto quanto un altro brano più avanti nel disco) per il suo essere molto cupo. Tutto il pezzo ha un'atmosfera alquanto misteriosa, diversa dal resto del disco in questo in parte stona un po' ma allo stesso tempo lo rende interessante più degli altri. Bellissimo stop poco dopo metà brano, si inserisce un pezzo di chitarra solista accompagnato da un coro che rende ancora più magico questo pezzo, prima che il riff iniziale riprenda vigore fino a fine brano. “It Ain't Easy” è il personale approccio dei Wine Spirit al classico filone della ballad ottantiana che tanto celebre ha reso gruppi e cantanti del passato, creando quasi un vero e proprio genere musicale. Direi che il tentativo è ben riuscito, la voce di Graziano è fatta apposta per esaltare questi brani (chi li ha visti sa che con una chitarra classica in mano fa delle esecuzioni acustiche veramente ottime). Insomma, il brano è di buon livello (lo dico da non appassionato di ballad), ed il secondo inserimento di Nicolò Fragile le da un tocco ancor più personale (questa volta il suono della tastiera sembra più quello dei The Who) insieme al solo prima di chitarra classica (dal vago sentore southern) e poi elettrica. “Behind The Eight Ball” ci riporta al suono più duro e crudo di questo disco, chitarra e batteria vanno su velocità diverse, il brano sembra un po' statico fino a quando le tastiere introducono al ritornello decisamente incalzante e con un suono meno duro delle sei corde. Il seguente brano “Hanky Panky” è ripreso dal demo del '99 come detto prima e ci ribadisce da dove arriva la band. Classico brano che piace dal primo ascolto, riff semplice, struttura in generale del brano molto semplice ma d'impatto, con la voce di Alberto che si esalta proprio nel suo campo! Bello l'assolo! “Riding High” rappresenta il brano dove è maggiormente presente la venatura progressive della band. Infatti, il pezzo riesco ad apprezzarlo molto meno degli altri (non me ne volete, ma la mia mente è ottusa, ahahaha). Quindi a mio avviso assieme a “The Underachiever” rappresentano i due anelli deboli del disco. L'ultimo brano del disco è però una vera chicca! “The Greedy King” è una canzone dal sentore sabbathiano, con alto contenuto epico secondo me. Il testo parla della scomparsa (presunta o no, è leggenda) o meglio della messa al bando del Sacro Ordine dei Cavalieri Templari da parte di Re Filippo IV Il Bello che fece scomunicare l'Ordine da Papa Clemente V (in modo anche da non dover ripagare i tanti soldi che il monarca francese doveva alle casse dell'ordine, ahahah) avviando l'uccisione dei suoi membri nonché del Gran Maestro (da cui lo storico “venerdì 13”). La musica, oltre al testo scritto da Alberto (l'appassionato di storia della band), trasuda epicità. Il ritmo è lento, volutamente cadenzato per creare quell'alone di mistero attorno alla vicenda e insieme di malinconicità. Le voci si fanno più dure e cattive quando il testo si riferisce al Re ed alle sue colpe. Ogni strumento trova spazio in questo brano e vine esaltato. Direi che come brano di congedo, questo sia uno dei meglio riusciti di tutto il disco. Epico!
Per concludere considero questo terzo disco della band un'ottima prova, un passo in avanti dal punto di vista dell'eterogeneità del materiale proposto (ahimè, qualcosa non mi è piaciuto), della produzione. Avrei magari sostituito qualche chitarra, che a volte risulta troppo dura e cattiva rispetto al passato e dare maggior spazio a sonorità più classiche. A livello di songrwriting ho notato un passo in avanti, anche se non sensibile, e l'aiuto delle tastiere (più presenti e protagoniste che negli altri dischi) ha reso il prodotto più interessante. Preciso, il disco benchè affondi le sue radici nella musica degli eighties ha un suono (ritmiche e melodie) moderno, e anche la produzione viaggia in questo senso. Lo specifico prima che qualcuno possa fraintendere le mie parole! Sta di fatto che “Three Of A Kind” ha proprio dei bei momenti, su tutti direi “Like A Sinner”, “You'll Be Mine”, “Digital Jail”, “Hanky Panky” e “The Greedy King”, un disco che si fa ascoltare molto volentieri. Faccio i complimenti alla band per la loro dedizione ormai più che decennale al progetto e per il fatto che riescono in un paese come il nostro, musicalmente inetto, a vivere di questa musica portando avanti le loro idee!

Voto: 8/10 

Xeper


COMMENTI

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Autore: MetalBurn!
Inserito il: 07/01/2009
Messaggio: Per poter dare un giudizio più reale dovrei ascoltarlo ancora. Ho ascoltato il cd solo poche volte e mi trovo in pieno accordo con Xeper, non vi è dubbio che si tratti di hard 'n' heavy con qualche passagio prog e qualche accenno a quel sound modernista che io non sopporto.
Per adesso darei un 7,5 ma chi mi conosce sa che prima di dare un giudizio definitivo devo ascoltarmi il cd molte volte.
Cmq in bocca al lupo Wine Spirit.

Autore: rock65
Inserito il: 31/01/2009
Messaggio: Ottima recensione. Il cd si fa ascoltare benissimo e non annoia mai. Ma i WineSpirit si assaporano meglio in versione Live... Visti 3 volte in 2 mesi (l'ultima proprio ieri sera) e non stancano/deludono mai.

Autore: Xeper
Inserito il: 01/02/2009
Messaggio: ahahaha, allora eravamo nello steso locale!!! c'ero anche io al revolution pub venerdì sera...devo dire che la prestazione è stata ottima. finalmente il conte ha rifatto la sua bellissima versione acustica di child in time, e poi burn è stata devastante!

i nuovi pezzi mi piacciono tutti, l'unico che proprio non riesco ad apprezzare è the underachiever...